Piazza Yenne a Cagliari, all'ingresso del quartiere di Stampace, con i palazzi storici e gli alberi della piazza
Piazza Yenne, Cagliari — foto: Carlos Llamas · CC BY-SA 2.0 · Wikimedia Commons

Quando si pensa al carnevale in Sardegna vengono in mente le maschere antiche e un po' inquietanti dei paesi dell'interno. Quello di Cagliari è un'altra cosa: più ironico, più cittadino, legato ai quartieri storici e ai personaggi che un tempo si incontravano per strada. Ha avuto momenti di grande splendore, un lungo periodo di silenzio e una ripresa recente che lo ha riportato nel centro storico.

Sa ratantira, il ritmo del carnevale

Se c'è un suono che riassume il Carnevale cagliaritano è sa ratantira. È una marcia ritmata, suonata con tamburi, grancasse e piatti, che accompagna il corteo per le vie. Il nome stesso richiama il rullo dei tamburi. Mentre si sfila, maschere e spettatori intonano filastrocche e canti tradizionali in dialetto, alcuni dei quali giocano con parole legate al mare e al pesce, in una città che del porto ha sempre vissuto.

Non serve capire ogni parola per farsi coinvolgere: il ritmo è contagioso e, quando il corteo passa, è difficile restare fermi sul marciapiede.

Le maschere dei quartieri

Le maschere tradizionali di Cagliari nascono dalla vita quotidiana della città e la prendono in giro con affetto. Tra le figure storiche ci sono la balia, su macu (il matto), su tiaulu (il diavolo), sa viuda (la vedova), s'arregateri (il rigattiere), su moru, su gatu, su piscadori (il pescatore) e sa panetera, la venditrice di pane. Accanto a loro c'è il banditore, che annuncia la festa percorrendo i quartieri storici.

Nei decenni passati, alle maschere tradizionali si aggiunsero carri in cartapesta, costumi ispirati al cinema e gruppi di ballo. Oggi l'attenzione è tornata soprattutto alle origini: i costumi storici, la musica e lo spirito di quartiere.

Una storia con una lunga pausa

Il carnevale cittadino fu riorganizzato nel secondo dopoguerra, quando Cagliari usciva dai bombardamenti e aveva bisogno di ritrovare momenti di festa. Per molti anni fu animato da gruppi parrocchiali e giovanili dei quartieri, e vide la sua stagione più ricca tra gli anni Settanta e Ottanta. Poi, a poco a poco, perse forza, fino a interrompersi alla fine degli anni Duemila.

La ripresa è arrivata nel 2017 grazie all'associazione Sa Ratantira Casteddaia, che ha recuperato le maschere originali e gli aspetti della tradizione. Da allora il Carnevale cagliaritano è tornato a sfilare tra Castello, Stampace, Marina e Villanova, con il sostegno del Comune.

Cancioffali, il re che finisce sul rogo

Il protagonista assoluto è Cancioffali, un fantoccio che rappresenta il re del carnevale. Viene portato in corteo durante le sfilate e, il Martedì grasso, viene bruciato in un grande falò. Il rogo segna simbolicamente la fine del carnevale e l'inizio della Quaresima: è il momento conclusivo della festa, spesso la sera, e quello che richiama più pubblico.

Negli ultimi anni le sfilate si sono concentrate in alcuni appuntamenti tra il giovedì grasso e il martedì grasso, con partenze da luoghi simbolici del centro storico. Il percorso e il luogo del rogo, però, possono cambiare da un'edizione all'altra.

Un consiglio prudente: il carnevale cade in pieno inverno, quando la sera può essere fresca e ventosa. Portate una giacca, tenete d'occhio le previsioni (in caso di maltempo le sfilate possono essere rinviate) e seguite le indicazioni per la sicurezza, soprattutto vicino al falò.

Perché venire a Cagliari a carnevale

Il periodo tra febbraio e inizio marzo è tranquillo per visitare la città: meno visitatori, musei e quartieri più vivibili, luce spesso limpida. Il carnevale aggiunge a questo periodo una nota popolare e autentica, lontana dalle grandi manifestazioni. Se vi piace l'idea di un viaggio fuori stagione, leggete anche i nostri consigli su Cagliari in autunno e inverno e la guida ai quartieri storici, dove si svolge buona parte della festa.

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